In Libia si apre un varco per l’Europa


(LOREANZO CREMONESI) - Sarà l’Italia, e più in generale l’Europa, in grado di sfruttare il periodo favorevole che si apre in Libia? In questi mesi tacciono le armi. Ma la situazione politica si va complicando, con il rischio prossimo della nascita di un governo in Cirenaica destinato a scontrarsi con quello di Tripoli. Tre anni fa, al tempo dell’offensiva militare del generale Khalifa Haftar contro la Tripolitania, noi non avevamo toccato palla: prevalse la logica della guerra e di chi è pronto a combatterla. I turchi avevano preso il nostro posto nel difendere muscolarmente la regione della capitale contro l’esercito di Haftar, sostenuto manu militari dai mercenari russi, coadiuvati dagli egiziani e finanziati dagli emiratini. Oggi, dunque, è il momento a noi congeniale della diplomazia.

«Le due parti avverse concordano almeno su di un punto: non vogliono tornare a spararsi», dice la rappresentane Onu, Stephanie Williams. Dovremmo approfittarne e usare la nostra influenza per mediare tra il premier a Tripoli, Abdul Hamid Dabeibah, e gli elementi del Parlamento di Tobruk, guidati dal suo portavoce Aguilah Saleh, che entro giovedì vorrebbero votare un premier alternativo per formare un nuovo governo. Grande favorito è l’ex ministro degli Interni, Fathi Bishaga, il quale, anche data l’origine misuratina, rompe il fronte tripolino, nonostante Dabeibah si proclami fermamente deciso a restare. Ma anche in Cirenaica sono meno uniti di quanto si creda. Haftar ha perso il sostegno emiratino e russo e ora cerca 5 miliardi di dollari per finanziare il suo esercito. Li ha persino chiesti segretamente a Dabeibah in cambio del salto di campo. Il dibattito è adesso concentrato sulle elezioni, già rinviate più volte e che Bishaga vorrebbe si tenessero 14 mesi dopo il referendum costituzionale. Roma è legata a Dabeibah e Parigi ha buoni rapporti con Bishaga: se lavorassero assieme, forse l’Europa potrebbe avere finalmente un ruolo.

 

Fonte: Corriere della Sera