Opportunità all’estero per la filiera agroalimentare

La filiera agroalimentare a livello internazionale realizza scambi commerciali per 1,1 trilioni di euro. Essa è composta dai settori agricolo, alimentari e bevande, macchine agricole e per la trasformazione, ed è dominata da pochi paesi. L’Italia rientra tra i primi quindici Paesi esportatori nei quattro settori della filiera citati, con una performance particolarmente brillante nell’export di macchinari, sia agricoli che di trasformazione, dove detiene una quota di mercato mondiale rispettivamente dell’8,4% e del 15,3%. Nonostante la posizione internazionale già forte, ci sono ottime opportunità di incrementare l’export italiano in questi due comparti.

Il maggiore potenziale italiano, nonostante la crescita robusta degli ultimi dieci anni (+79% rispetto al +47% dell’export italiano nel suo complesso), è nel settore alimentare, dove la nostra quota mondiale è del 4,7%. Le imprese alimentari che esportano sono meno del 12%, con un fatturato medio verso l’estero pari a circa un settimo delle loro vendite.

Al fine di una migliore penetrazione delle aziende italiane nei mercati internazionali sono necessarie azioni di: promozione della filiera- Italia nel marketing oltreconfine; tutela e valorizzazione dei marchi italiani; incoraggiamento al collegamento tra la produzione locale e le catene distributive internazionali, come previsto dal Piano Straordinario per l’Export avviato recentemente dal Ministero per lo Sviluppo Economico; promozione dell’utilizzo dei contratti di rete; facilitazione della formazione di “economie di distretto” tra le imprese di piccole dimensioni e le medie aziende già proiettate sui mercati internazionali.

L’attuale congiuntura favorevole delle esportazioni italiane consentirà, secondo le previsioni, un aumento delle nostre esportazioni di beni del 3,9% nel 2015, un tasso doppio rispetto a quello dell’anno precedente. Il ritmo di crescita aumenterà ulteriormente nel triennio 2016-2018, attestandosi intorno al 5% nella sua parte finale. 

Un ruolo di primo piano spetterà ai prodotti dell’agricoltura e dell’industria alimentare, che cresceranno del 4,5% nel 2015, accelerando a 6,5%, in media, nel 2016-2018.

Per i beni di consumo si prevede un recupero nel 2015 (+4%), con una crescita media annua del 5,3% fino al 2018.

I beni di investimento, raggruppamento centrale dell’export italiano di beni, cresceranno moderatamente nell’anno in corso (+3,0%) per poi accelerare, anch’essi, negli anni seguenti, mentre i beni intermedi (+3,9% tra il 2016 e il 2018) progrediranno a ritmi più contenuti.

I principali paesi di destinazione sono 39, i quali coprono il 73% dell’export totale italiano. Ed è proprio nei mercati già presidiati che risiede il maggior potenziale di sviluppo dell’export italiano. Nell’area Mena si segnalano l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, l’Algeria, il Qatar. Fra i prodotti particolarmente richiesti vi sono: quelli della meccanica strumentale, la cui crescita è prevista del 6,5% in Algeria e in Egitto, e le macchine agricole in Tunisia, con una crescita prevista del +7,3%.