Ambasciatrice italiana Paola Amodei: export italiano in crescita del 36% in 5 anni. Estratto dell’Intervista

 

Che tipo di opportunità offre l’Oman per le aziende italiane?

La principale risorsa del Sultanato resta il petrolio ma le infrastrutture, le costruzioni e i macchinari rivestono un ruolo speciale nell’economia omanita. Attualmente, il 25% circa dell’export italiano nel Paese è costituito da macchinari specializzati, in particolare nella lavorazione del marmo, da mezzi di trasporto, metalli e apparecchi elettrici. Nel 2013 l’export italiano in Oman è stato di oltre 435 milioni di euro, ai quali va aggiunto un analogo ammontare in valore di merci che entrano in Oman tramite Dubai. In cinque anni le esportazioni dall’Italia verso il Sultanato sono aumentate del 36%. Per il 2014, considerato il forte interesse del Paese per il made in Italy, è previsto un nuovo incremento. Molti altri settori sono poi in espansione: turismo, energia, ambiente, trasporti marittimi, acquicoltura e pesca, sicurezza alimentare e sanità. Il Sultanato sta investendo molto nelle Pmi che rappresentano un altro possibile ambito di cooperazione bilaterale soprattutto per le società italiane che operano nel campo della progettazione e della realizzazione di infrastrutture: strade, viadotti, fondazioni, porti turistici, scuole e ospedali”.

La presenza delle imprese italiane in Oman è un fenomeno in crescita?

Nel corso dell’ultimo anno la presenza di imprese italiane è più che triplicata e l’interesse per il Paese cresce costantemente. La presenza italiana nel Sultanato è molto qualificata, ben integrata e apprezzata. Si tratta soprattutto di architetti, progettisti, ingegneri, medici e professori universitari. Fata Finmeccanica e Italferr sono le aziende di maggior rilievo.

 In che modo l’Italia partecipa allo sviluppo del Sultanato?

Il nostro Paese contribuisce alla progettazione e alla realizzazione del Piano infrastrutturale omanita, in primo luogo alla costruzione della ferrovia che collegherà il Sultanato agli altri stati del Golfo. Secondo le linee dettate dal piano del sultanato Visione 2020, saranno realizzate nuove strade, viadotti, ammodernati porti e aeroporti. L’Oman sta investendo molto nella realizzazione di zone economiche speciali a vocazione commerciale e industriale, come quella di Duqm, con il porto che guarda all’India e al Pakistan. Inoltre ci sono buone prospettive di crescita per il made in Italy ( macchinari, design e arredamento ). L’Oman è stato tra i primi ad aderire a Expo Milano 2015.

 Cosa vuol dire fare business in Oman per un’azienda straniera?

Gli imprenditori che si affacciano nel Paese possono operare creando delle joint venture con partner omaniti. Il governo punta molto sull’istruzione e sulla formazione professionale di una popolazione giovane e in crescita. Negli ultimi anni l’economia omanita si è sviluppata in maniera costante. Il tasso medio di incremento del Pil a prezzi correnti nel triennio 2010-2012 è stato di oltre il 17%. In termini reali, il tasso di crescita medio si è attestato attorno al 5%. Per il prossimo biennio si prevede un tasso di crescita del 3,4%, in previsione di un andamento meno dinamico dei mercati internazionali. Una variabile rilevante è rappresentata dal prezzo del petrolio, che ancora contribuisce al Pil in maniera determinante.

 Quanto è importante il turismo per la diversificazione dell’economia omanita?

Il Sultanato è meta ambita e sempre più inserita nei circuiti turistici internazionali. Molte navi da crociera hanno come tappa obbligata il porto di Mascate e talvolta quello di Salalah, nella regione meridionale del Dhofar. Il governo omanita attribuisce al turismo un grande valore, fino a considerarlo tra i principali volani di sviluppo. Da ciò si spiegano gli investimenti in strutture ricettive di altissimo livello e l’impegno efficace nel recupero e valorizzazione del ricco patrimonio artistico e culturale. Il numero di turisti che visitano il Sultanato è in aumento. Analogamente, sempre più omaniti scelgono l’Italia come meta di vacanza.

Università ed esperti italiani affiancano da tempo il governo del Sultanato nel recupero del patrimonio culturale, attraverso missioni archeologiche attive in diverse zone del Paese. La Royal Opera House, principale istituzione culturale omanita, anche quest’anno aprirà la stagione con un’opera prodotta dal Teatro Verdi di Trieste. Ultimamente stanno avendo un ottimo riscontro anche le iniziative legate alla promozione del made in Italy, in particolar modo nei settori della moda e del design.

 Per una donna, cosa significa essere ai vertici in un Sultanato?

Non ho trovato alcuna difficoltà a svolgere il mio lavoro. Ho potuto contare sulla massima disponibilità e collaborazione da parte delle istituzioni omanite e sul grande senso di ospitalità che contraddistingue la popolazione del Sultanato. E’ un’esperienza decisamente positiva, sia sotto il profilo umano che professionale. Fin dagli inizi, il Sultano Qaboos ha incentivato la partecipazione femminile alla vita pubblica, puntando sull’istruzione. Attualmente, nel Sultanato ci sono due donne nel governo (il ministro dell’Istruzione e il ministro dell’Istruzione Superiore) e cinque al vertice di ambasciate straniere.