Agricoltura in declino

Secondo gli esperti alimentari, l’andamento della produzione di cibo non consentirà nel lungo periodo il soddisfacimento della domanda, in costante crescita. Le cause principali sono quattro: la produttività cresce meno rispetto al passato; le terre più fertili sono già state messe a coltura; l’entità degli investimenti nella ricerca in campo agricolo è inferiore rispetto alla necessità; il processo di urbanizzazione priva l’agricoltura di terre fertili.

Inoltre, una crescente quantità di terreno fertile, grazie a improvvidi sussidi pubblici, non viene dedicata alla produzione di cibo ma di biocarburanti. Vi sono paesi nei quali superfici agrarie più grandi di molti stati europei non vengono impiegate a fini alimentari bensì per la produzione di carburanti. Tuttavia, per produrre il carburante necessario a un rifornimento di un SUV, è necessario produrre 240 kg di cereali.

Tale scelta politico-economica assume maggiore rilevanza in periodi di produttività ridotta. Di fatto, dall’inizio del millennio, si sono verificati già due periodi di estrema scarsità di cibo, con conseguenti aumenti di prezzo delle derrate alimentari che hanno provocato conseguenze gravi nei paesi più poveri e che, non solo nel periodo della cosiddetta primavera araba, hanno prodotto violente rivolte popolari.

In questo quadro, la sicurezza e la stabilità degli approvvigionamenti alimentari sono diventate obiettivi fondamentali di paesi come Cina, India, Arabia Saudita, Corea e tutti quei paesi che hanno scarsità di terra coltivabile rispetto al numero di abitanti.

Il commercio mondiale delle derrate alimentari non è più in mano a Usa ed Europa, bensì sotto il controllo di Cina, India, Indonesia, Brasile, Canada e Australia. Nei silos cinesi era depositato, nel 2013, il 30% delle scorte mondiali di grano, il 40% di quelle di mais e il 42% di quelle di riso. Inoltre, il maggior esportatore di soia brasiliana è cinese e oltre un terzo della produzione suinicola degli Usa è di proprietà cinese.