L’Arabia Saudita aumenta le incertezze sul petrolio


Il licenziamento del ministro del petrolio dell'Arabia Saudita dopo un lungo mandato ha dato inizio a una nuova ondata di incertezza nelle quotazioni del petrolio, che ultimamente hanno riportato un leggero rally ma dipendono fortemente dalle politiche del regno. Per alcuni l’allontanamento di Ali al-Naimi, dopo vent’anni in questa posizione, ha consolidato la presa del trentunenne vice principe ereditario Mohammed bin Salman sulla politica energetica del Paese. Secondo alcuni esponenti dell'Opec, la manovra potrebbe implicare una politicizzazione più profonda della strategia di produzione petrolifera in linea con l’obiettivo di neutralizzare l’Iran, che con un aumento della produzione punta a riaffermarsi dopo anni sotto il giogo delle sanzioni occidentali.

Il prezzo del petrolio Usa è cresciuto del 70% dal minimo di 13 anni toccato a febbraio poiché gli operatori hanno scommesso che l'eccesso di offerta mondiale di greggio fosse destinato a ridursi, ma i prossimi passi dell'Arabia Saudita sono un punto interrogativo. Il mese scorso le grandi nazioni produttrici di petrolio non hanno trovato un accordo per il congelamento della produzione. Stando ad alcuni analisti, questi player potrebbero ulteriormente accelerare l’attività nel quadro della corsa per la conquista delle quote di mercato.

L’Arabia sembrava incline a trovare un’intesa a Doha, ma poi modificato la propria posizione. A quanto pare Naimi avrebbe frenato la produzione, ma i suoi superiori l’avrebbero scavalcato. Quindi la sua partenza potrebbe indicare un imminente aumento della produzione, con particolare riferimento al ruolo emergente del principe Mohammed. "Mohammed bin Salman ha cambiato tutto", ha commentato Helima Croft, capo della strategia sulle materie prime presso RBC Capital Markets, “non sente il peso economico di dover collaborare con l'Opec".

Khalid al-Falih, successore di Naimi, è un veterano saudita del petrolio, ma non ha la stessa esperienza con la frammentazione politica insita nell'Opec. In vista della prossima riunione del cartello, fissata per il 2 giugno, Falih dovrà destreggiarsi in un contesto caratterizzato da un incremento della concorrenza proveniente dall’Iran, rivale numero uno dell'Arabia Saudita per l’egemonia in Medio Oriente. Senza le sanzioni occidentali, Teheran ha intrapreso una campagna per la riconquista dei clienti perduti nei mercati del greggio e dei prodotti petroliferi. 
"Il nostro principale concorrente nell’Opec è l'Arabia Saudita”, ha dichiarato Amir Hossein Zamaninia, vice ministro del petrolio iraniano per gli affari internazionali, “nel Golfo Persico meridionale il petrolio sta diventando una commodity caratterizzata da una forte connotazione politica, più che economica", ha aggiunto con un tono polemico, “l’Opec è in una situazione difficile". Con le prime osservazioni da ministro, domenica Falih ha chiarito che il Paese "continuerà a impegnarsi per mantenere il proprio ruolo nei mercati energetici internazionali e rafforzare la propria posizione a livello di affidabilità nella fornitura”.

Un altro problema per i mercati è la continua corsa per le quote di mercato ingaggiata dal Regno. Recentemente la presa sul mercato cinese, giapponese e indiano è calata in presenza di un irrigidimento della concorrenza proveniente da Paesi come Russia e Iran. Per esempio, in base ai dati doganali, per quanto le importazioni di petrolio del Dragone siano cresciute del 13,4% anno su anno a 7,3 milioni di barili al giorno nel primo trimestre, le importazioni dall’Arabia Saudita hanno registrato un incremento appena del 7,3%. Quindi, la quota di importazioni cinesi del Regno è scesa dal 15,9% al 15%. Tali forze competitive, intensificate dal crollo biennale dei prezzi del petrolio, mettono in rilievo le sfide che dovranno fronteggiare Falih e l’Arabia Saudita.

Secondo Michael Cohen, capo della ricerca per i mercati energetici presso Barclays, la possibilità che l'Arabia Saudita riveda al rialzo la produzione nei prossimi mesi è "sicuramente una preoccupazione" per il mercato del petrolio. Altri valutano la notizia della partenza di Naimi come positiva per le quotazioni. "Credo che la rivoluzione ai vertici sauditi avrà un impatto rialzista sui prezzi del petrolio", ha osservato Dominick Chirichella, analista presso l’Energy Management Institute. Il cambiamento di leadership "consente una marcia indietro nella strategia per la quota di mercato senza perdere la faccia". "Il mercato lo prenderà come un segnale rialzista, ma naturalmente farà lievitare l’imprevedibilità circa la linea dei sauditi", ha spiegato Doug King, responsabile degli investimenti presso RCMA Asset Management, per la quale gestisce Merchant Commodity, un hedge fund del valore di 240 milioni di dollari.

Nel novembre 2014 l’Opec aveva deciso di non tagliare la produzione con lo scopo di far salire i prezzi. La scelta, fortemente voluta dall’Arabia Saudita, costituiva un allontanamento dalle precedenti politiche del gruppo e ha spinto i prezzi ai minimi pluriennali. A sentire gli analisti, il Regno si aspettava che le quotazioni basse avrebbero estromesso dal mercato la produzione a costi elevati, depositi di scisto americani inclusi. Da allora, le aziende hanno ridotto la spesa per nuove trivellazioni. Molti investitori e gli analisti prevedono che il surplus globale di greggio scomparirà entro fine anno o all'inizio del prossimo anno.

Contestualmente, le ultime notizie della vendita saudita di uno spot cargo di petrolio in Asia hanno spaventato gli operatori per il forte scollamento dalla tradizionale strategia legata a contratti a lungo termine. Stando a una nota di Citigroup del mese scorso, se l'Arabia Saudita è disposta a vendere petrolio sul mercato spot, agevolerebbe sensibilmente l’aumento delle esportazioni. "Sembra sempre più probabile che il Regno punti ad altri 500 mila barili al giorno", recita il report, "questa battaglia la sicurezza delle quote di mercato sembra essere il principale motore della politica petrolifera saudita in questo momento".

Secondo gli analisti, il mercato globale continua ad avere un surplus di ben un milione di barili al giorno. Le scorte di greggio in tutto il mondo sono prossime a livelli record. Inoltre, nel mese di aprile gli analisti hanno previsto un incremento della produzione Opec. I dati ufficiali dovrebbero essere pubblicati questa settimana. Attualmente il Wti si attesta a 45,64 dollari al barile sul New York Mercantile Exchange, mentre il Brent è oltre quota 46 dollari al barile.

Falih, indicato da molti come possibile successore di Naimi, è uno stretto consigliere del vice principe ereditario nel riorientamento dell'economia del Regno nell’era post-petrolifera. Tuttavia, è improbabile che godrà della stessa autorità nella definizione della politica petrolifera vantata da Naimi. "L’immenso e imprevisto mutamento è piuttosto il fatto che Mohammed bin Salman detterà i termini della politica", ha sottolineato Jamie Webster, analista indipendente, “tuttavia la politica di Naimi di non optare per un taglio, neanche di fronte a un eccesso di offerta strutturale, probabilmente rimarrà invariata".

fonte: http://www.milanofinanza.it/news/l-arabia-saudita-aumenta-le-incertezze-sul-petrolio-201605091806117722