Banca mondiale: al ribasso i tassi di crescita delle economie in Medio Oriente e Nord Africa


 

La Banca mondiale rivede al ribasso le sue previsioni di crescita globale al 2,4 per cento rispetto alla stima del 2,9 per cento di gennaio. Dal rapporto aggiornato diffuso ieri, l’istituto sottolinea che la decisione di rivedere le stime è dovuta ad un insieme di fattori: lenta crescita delle economie avanzate, prezzi bassi delle materie prime, commercio internazionale debole e riduzione dei flussi di capitale. Analizzando i dati relativi alle economie in via di sviluppo esportatori di materie prime, in particolare i paesi del Medio Oriente e Africa settentrionale, la Banca mondiale stima una crescita del 2,9 per cento per l’area, ribassando dell’1,1 per cento le previsioni di gennaio. La revisione tiene conto dell’ipotesi che i prezzi del petrolio, nonostante le aspettative di rialzo, crescano in modo contenuto, mantenendosi su una media di 41 dollari al barile, in netto calo rispetto ai 51 dollari al barile stimato nel rapporto pubblicato lo scorso gennaio. Le previsioni per i prossimi due anni considerano una media dei prezzi petroliferi intorno ai 50 dollari per il 2017 e a 53 dollari per il 2018.

La Banca mondiale giustifica la leggera crescita rispetto ai valori del 2015 (2,6 per cento) sulla base del recupero dell’Iran dopo la rimozione delle sanzioni sul nucleare iraniano avvenuta lo scorso 16 gennaio con l’applicazione del Piano globale d’azione congiunto frutto dell’accordo sul nucleare firmato il 14 luglio 2015. Le stime di crescita per l’Iran, seppur riviste al ribasso, vedono una crescita nel 2016 intorno al 4,4 per cento, rispetto all’1,6 per cento del 2015. Un altro paese che secondo le stime potrebbe mantenere una crescita elevata nel 2016 è l’Iraq. Secondo l’istituto il tasso si aggirerà intorno al 7,2 per cento nel 2016 grazie all’aumento della produzione petrolifera e ai risultati dell’avanzata seppur lenta dell’esercito governativo contro lo Stato islamico.

Escludendo Iran e Iraq, la crescita degli altri paesi esportatori di petrolio della regione sarà invece inferiore rispetto al 2015, pari ad un tasso medio del 2,5 per cento. Le economie degli stati del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) saranno ancora sotto pressione a causa del mantenimento dei bassi prezzi del petrolio, costringendo i governi ad un aumento delle imposte e un mutamento della politica monetaria. Le stime di crescita vedono per i paesi del Ccg un crollo dello 0,9 per cento sui livelli del 2015, con una media nel 2016 pari al 2 per cento, il ritmo più lento dal 2009. Analizzando i dati per paese Arabia Saudita e Oman guidano la lista per l’intervallo negativo più consistente con un divario tra il 2015 e le stime per il 2016 rispettivamente di1,5 e 1,7 per cento.

Nel 2016 la Banca mondiale prevede una crescita per il regno saudita intorno all’1,9 per cento con una leggera ripresa solo nel 2018, quando il tasso dovrebbe attestarsi intorno 2,3 per cento. Emirati arabi uniti, Qatar e Kuwait mostrano invece andamenti di crescita più rapidi. La Banca mondiale prevede per Abu Dhabi una tasso intorno al 2 per cento, in calo rispetto al 3,4 per cento del 2015. Nel il tasso dovrebbe attestarsi intorno al 2,4 per cento nel 2017, aumentando fino al 3 per cento nel 2018. Per quanto riguarda il Qatar, l’istituto Onu prevede un calo dello 0,6 per cento nell’anno in corso rispetto al 2015, con stime di crescita pari al 3,3 per cento che potrebbero raggiungere il 5 per cento nel 2018. Il Kuwait dovrebbe mantenere nel 2016 un tasso intorno all’1,3 per cento con un a salto al 2,4 per cento nel 2018. 

Il Bahrein si presenta invece come il paese con un livello di crescita ben al di sotto della media. Per il 2016 la Banca mondiale stima una riduzione dello 0,7 per cento rispetto al dato del 2015, con un tasso che dovrebbe attestarsi intorno al 2,2 per cento. Tuttavia la crescita continuerà a calare per raggiungere l’1,9 per cento nel 2018. Per quanto riguarda l’Algeria, paese esportatore del nord Africa, nonostante la crisi dei prezzi del petrolio la Banca mondiale prevede una crescita del 3,4 per cento nel 2016, con un miglioramento rispetto al 2015 quanto il livello si è attestato intorno al 2,9 per cento. Alla base del dato positivo vi sono i nuovi investimenti relativi al settore della produzione del gas e una maggiore solidità nel settore non energetico. 

I dati relativi ai paesi importatori di petrolio presentano un calo della crescita nel 2016, soprattutto a causa del rallentamento dell’economia egiziana, dove il tasso di crescita stimato per l’anno fiscale 2015-2016 è pari al 3,3 per cento, ben al di sotto delle previsto 5 per cento annunciato dalle autorità del Cairo. I principali fattori che stanno contribuendo al rallentamento dell’economia egiziana sono rappresentanti anzitutto dal crollo del settore turistico, in particolare dopo il disastro aereo del velivolo Airbus 321 della compagnia russa Metrojet, precipitato nel Sinai lo scorso 31 ottobre a causa di una esplosione a bordo provocata da una lattina riempita di esplosivo piazzata dai terroristi dello Stato islamico. La situazione di insicurezza ha ridotto la fiducia delle imprese, oltre a ridurre drasticamente l’afflusso di valuta straniera.

Una forte contrazione della crescita è stata registrata in Marocco, dove il calo della produzione agricola nella prima parte del 2016 ha spinto il tasso all’1,7 per cento, in pesante calo rispetto al 4,4 per cento registrato nel 2015. A pesare sul calo di crescita dell’economia marocchina pesano anche le prospettive negative dei paesi europei che hanno profondi legami commerciali con il regno. Secondo la Banca mondiale, Giordania e Tunisia assisteranno ad un leggero aumento, grazie ad aumento della produzione di fosfato, con rispettivi tassi di crescita pari al 3 per cento e all’1,8 per cento, in aumento rispetto al 2,4 e allo 0,8 per cento registrato nel 2015.

Un leggero miglioramento è previsto anche per l’economia libanese dove il possibile miglioramento della situazione in Siria potrebbe spingere il tasso di crescita intorno all’1,8 per cento, in aumento dello 0,3 per cento rispetto al 2015. Per i paesi importatori di petrolio la Banca mondiale avverte tuttavia sui rischi in termini di crescita derivanti dalla possibile riduzione delle rimesse provenienti dai cittadini residenti nei paesi del Golfo, situazione che potrebbe avere un impatto sulle economie del nord Africa in particolare tra il 2017 e il 2018.