Agroalimentare, in dieci anni quadruplicato l'export italiano in Qatar


 

Le esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani in Qatar sono quadruplicate nell’arco degli ultimi dieci anni fino a raggiungere il valore record di 36 milioni di euro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della visita nel Paese del Golfo di una delegazione ufficiale dall’Italia per rafforzare la cooperazione nei campi dell’agricoltura, della produzione di bestiame e della distribuzione di cibo

Il presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo e il presidente nazionale di Filiera Agricola Italiana Ettore Prandini hanno incontrato il Ministro degli Affari Esteri Mohamed bin Abdulrahman Al-Thani, il Ministro dell’ambiente e della municipalità Mohamed bin Abdullah al-Rumaihi, Mohamed bin Ahmed al-Obaidly, membro del consiglio della Camera del Qatar, Mohamed Badr Hashem Al Sada CEO della Hassad Food E Abdulaziz Nasser Al Yafei direttore del Porto di Hamad con il supporto dell’ambasciata d’Italia in Qatar, con l’ambasciatore Pasquale Salzano, e dell’ufficio locale dell’agenzia italiana per il commercio (ITA).

Nel corso della visita il presidente Moncalvo ha proposto sforzi congiunti per stabilire investimenti bilaterali tra gli investitori del Qatar che lavorano nei settori dell’agricoltura e della produzione alimentare e gli imprenditori agricoli italiani, con iniziative di cooperazione tanto più importanti in una situazione internazionale dove aumentano i dazi e le barriere commerciali. Allo stesso modo, al-Obaidly ha sottolineato l’importanza dello scambio di visite tra uomini d’affari e investitori di entrambi i paesi per stabilire alleanze commerciali e beneficiare del favorevole clima per gli investimenti in Qatar e in Italia.

Il Qatar è cresciuto negli ultimi anni con tassi mediamente in doppia cifra, in linea con i programmi di sviluppo di lungo periodo del Paese, che puntano principalmente sulla diversificazione economica e sulla riduzione della dipendenza all’OIL & gas.
Per i prossimi anni, in vista dell'organizzazione dei Mondiali FIFA del 2022, il Qatar ha avviato un ambizioso programma di sviluppo infrastrutturale (stradale, portuale, aeroportuale, ferroviario, dell’ospitalità, turistico), sostenuto da investimenti pubblici per un ammontare totale di oltre 140 miliardi di dollari.

 

Quadro generale

La crescita economica negli ultimi dieci anni ha assunto carattere pressoché costante. Lo sfruttamento delle ingenti risorse naturali, la liberalizzazione degli scambi, la diversificazione del settore produttivo, la realizzazione di grandi progetti in ambito industriale, edilizio/infrastrutturale e turistico hanno portato, specie fino al 2011, a tassi di crescita a doppia cifra. L’economia del Qatar ha più che raddoppiato le proprie dimensioni nel corso del decennio trascorso anche se mostra segni di rallentamento dovuto principalmente al completamento dei maggiori programmi di sviluppo legati allo sfruttamento del gas naturale.

Le ultime stime indicano una crescita del PIL reale di poco superiore al 5,5 per cento per il 2013, confermando la tendenza al rallentamento della crescita economica dell’Emirato, che nel 2011 aveva registrato un incremento del 16,7 per (frutto dell’aumento della produzione di GNL e della progressiva entrata in funzione di Pearl GTL, il più grande impianto di produzione di gas-to-liquids al mondo). Se da un lato la continua espansione dei settori non-oil, alimentati dal vasto programma di investimenti pubblici nelle infrastrutture del Paese (per un totale di circa 200 miliardi di dollari, ben oltre i 100 miliardi inizialmente previsti), non ha impedito al Paese di registrare un solido surplus corrente anche nel 2013 (pari al per cento del PIL; nel 2012 aveva raggiunto il 25 per cento), dall’altro lato tali cospicui investimenti, nonostante i ritardi accumulati, stanno già determinando una progressiva riduzione dell’avanzo di bilancio qatariano, complice anche la maggiore spesa derivante da un lato dal generoso aumento salariale concesso ai dipendenti pubblici nel 2011 e dall’altro lato dall’avvio delle previste politiche di sviluppo in campo sanitario e dell’istruzione: nel 2013 (anno fiscale 2013- 2014) si stima infatti che la spesa pubblica qatariana abbia raggiunto il 7,5 per cento del PIL, per un avanzo di bilancio pari al 9,4 per cento del prodotto interno lordo (era l’11,6 per cento per cento nel 2012).

La crescita del PIL qatariano dovrebbe mantenere un ritmo sostenuto anche nel prossimo triennio, con tassi previsti tra i 5 e il 5,5%, trainata in particolare dalla continua espansione dei settori non legati agli idrocarburi, alimentati dall’aumento delle spese in conto capitale derivanti dal vasto programma di investimenti pubblici nelle infrastrutture del Paese. Il saldo corrente, attestatosi al 32 per cento del PIL nel 2012, è sceso al 23 per cento del prodotto interno lordo alla fine del 2013, ed né previsto calare ulteriormente al 17,3 per cento del PIL nel 2014. La spesa pubblica qatariana destinata allo sviluppo infrastrutturale è destinata a crescere fino al 2015, provocando, complice anche la maggiore spesa derivante dal generoso aumento salariale concesso ai dipendenti pubblici nel 2011, una progressiva riduzione dell’avanzo di bilancio qatariano anche nei prossimi anni.

La stessa Qatar National Development Strategy 2011-2016, lanciata a marzo 2011, prevede un ampio ruolo della spesa pubblica, che grazie alla crescita delle entrate fiscali provenienti dagli idrocarburi e dai prodotti derivati coprirà almeno il 42 per cento di tali investimenti, con un occhio attento particolarmente ai progetti infrastrutturali, alla sanità, all’educazione, alle misure per favorire la diversificazione dell’economia nazionale, e in definitiva all’aumento del benessere dei cittadini.